“Voglio dire, mi rendo conto che questa è una fase naturale della pubertà, il desiderio di indipendenza, ma sai credo non mi aspettassi che facesse così male.”
Mi sono convinto che gli adolescenti non hanno domande: sono domande. Riformulano con i loro silenzi gli stessi “perché” reiterati tipici dei bambini, ma su un piano diverso: il bambino chiede come mai ci sono le stelle, l’adolescente chiede come ci si arriva, perché la speranza è desiderio (de-sidera, distanza dalle stelle), la sua mancanza è un disastro (dis-astro, assenza di stelle).
“Da piccolo avevo un sacco di brufoli. Un giorno, in biblioteca, mi sono addormentato. Al mio risveglio un cieco mi stava leggendo la faccia.”
“Ero nel pieno di quel desiderio di solitudine che invade i sedicenni nel momento in cui si rendono conto che in quel preciso istante, altrove nel mondo, ci sono giovani che stanno cacciando condor su dirupi scoscesi e bianchissimi, o stanno facendo l’amore con donne nate a Singapore che gli sussurrano all’orecchio.”
“Ho iniziato a fumare a tredici anni, ho perso la verginità a tredici e a quattordici avevo già provato ogni tipo di droga. Non dico di essere stato un cattivo ragazzo, ero soltanto curioso.”
“A vent'anni tutti ci crediamo non solo voci fuori dal coro, ma un controcanto, una nota solenne e acuta che si staglia sulle altre.”