“E io pago... e io pago!”
“Ogni scelta la si pagava. La scelta di restare, la scelta di emigrare, di lavorare in nero, di arruolarsi, tutto si pagava senza possibilità di vantaggio. Era la prima cosa che imparavi quando crescevi da quelle parti. Aver pagato per un sogno, il sogno di vivere giocando, in fondo non era peggio di pagare per qualche altro motivo. Se proprio si doveva subire, meglio subire per un desiderio che in parte si era assaggiato che per qualcosa che non si sarebbe assaporato mai.”
“Solo ciò che non si paga costa.”
- Philip: Willy, come sei arrivato a 2000 Dollari di parcheggi non pagati se ti ho detto di dar via quella macchina mesi fa?- Willy: A dir la verità io me ne sono sbarazzato, l'ho data a un mio amico. Senti zio Phil, ti giuro che io non c'entro niente con quei parcheggi.- Philip: La vedi questa lista, eh? La vedi? "Stafis il re del gelato", "Big ban barbeqieu", "Da Alice regina del nudo d'autore": come lo chiami questo?- Willy: Un venerdì sera da sogno. Posso... posso vederla, zio? [Leggendo i nomi dei locali] Un momento, zio Phil, sono i locali che frequenta Jazz! È lui che non paga i parcheggi, non io.- Philip: Aaah!- Willy: Dico sul serio! Quando lo vedo lo strozzo! Ma come è potuto andare dalla regina del nudo senza di me?
“Il marchese del Grillo nun chiede mai sconti: paga o nun paga... e io nun te pago!”
“Io non ero capace di capire come potesse essere giusto pagare un attore, o un cantante, o uno strumentista per intrattenere il pubblico, e sbagliato pagare un giocatore di pallone per fare esattamente la stessa cosa.”